martedì 26 aprile 2011

Quel pazzo amore

Ti consiglio di leggere prima  era,è e sarà per sempre
Dio è uno

Ed è vivo:
  • Non ha bisogno di nulla
  • È perfettamente libero
  • Concepisce un progetto caratterizzato dal dono
    • Generare un figlio
    • Che cresca libero di scegliere se accettare o meno il dono
  • Questo atteggiamento fa parte dell’amore che dona

Dio genera un figlio


Generare vuol dire separare da se stesso una parte che possa essere autonoma e che possa divenire un altro se stesso:
  • Il figlio ha bisogno di un ambiente per crescere
  • Nell’ambiente egli deve imparare la libertà, capire ciò che vuol dire dono, accettarlo e lasciarsi trasformare dal dono ricevuto
  • L’ambiente è la creazione che è soprattutto spirituale, eterna e libera. La materia è solo una parte della creazione caratterizzata dal tempo, ed ogni creatura dotata di materia ha un suo tempo. Questa creazione, parte soggetta al tempo e parte no, serve perché il figlio possa scegliere anche l’eternità
  • Nell’ambiente libero, una parte si dissocia da Dio. Nasce il Male come esseri che si dissociano dal progetto di Dio. Il male è soprattutto spirituale, nasce fuori dal tempo. Solo una sua proiezione si riversa nella materia, e il male entra anche nelle creature dotate di materia.
  • Noi ci esprimiamo come se ci fosse un prima e un dopo per illustrare il mistero della generazione e della creazione, ma occorre ricordare che tutto avviene fuori dal tempo. Solo noi creature dotate di materia, che stiamo immerse nella materia e quindi soggette al tempo, non riusciamo a parlare senza proiettare i concetti nella dimensione temporale. Perciò diciamo che a un certo momento Dio generò un figlio, ma dovremmo dire Dio ha generato, sta generando, genererà un figlio.
  • Da questo momento Dio è Padre

Il pazzo disegno del Padre


Il Padre concepisce per il figlio un progetto totale;

  • Egli separa da sé ciò che lo fa speciale: ciò che fa del Padre l’unico Dio
  • La parte che viene separata dal Padre è la natura più profonda di Dio: l’Amore che noi chiamiamo Spirito Santo
  • Il Padre si estrania dall’essere Dio ed offre la sua dignità al figlio, che, se accetta, sarà Dio al posto suo
  • Dio diviene in questo momento donatore, dono e ricevente il dono.
  • Il figlio può decidere liberamente se lasciarsi trasformare in Dio. Comprende che di più non si può fare, e comprende quale grande amore libero abbia il Padre: donargli la sua natura intima che è lo stesso amore. Il figlio diviene Figlio e si trasforma in Dio “al posto” del Padre
  • 3 persone saranno gli attori da ora in poi: il Padre che ha donato, lo Spirito che è donato e il Figlio che si trasforma in Dio

Il Figlio trasformato in Dio


Il Figlio, una volta trasformato in Dio, la pensa come il Padre (“Io compio le cose che ho visto fare al Padre”) e concepisce un piano immenso per restituire tutto al Padre. Come il Padre ha amato il Figlio, anche egli ama il Padre.
  • Il Figlio si incarna in una creatura temporale per restituire al Padre l’eternità
  • Egli resiste alle tentazioni del male per non appropriarsi di ciò che spetta al Padre (ricchezza, onore, servizio)
  • Egli si fa uccidere per restituire al Padre la Vita
  • La sua morte è dolorosa (per le torture) perché a lui non rimanga nulla di soddisfazione personale, nessun orgoglio (“piacere spirituale”)
  • La sua morte avviene inchiodato sulla Croce perché in lui non rimanga nessuna possibilità di azione
  • Egli restituisce lo Spirito al Padre (“nelle tue mani consegno lo Spirito mio”). Il suo cuore viene aperto perché non rimanga in lui lo Spirito.  
  • Egli viene sepolto per non contendere più al Padre il Regno (“il Padre è più di me”)

Il disegno del Padre, ancora più grande


Il Padre e il Figlio sono divenuti uguali: entrambi hanno donato e hanno ricevuto l’Amore. Lo Spirito scambiato tra loro è il dono che si scambiano. Ma il Figlio ha assunto anche la creazione tra le cose restituite al Padre. Egli infatti:
  • Ha scelto la parte della creazione più debole spiritualmente per comprendere tutta la creazione e si è incarnato nell’uomo, la creatura più debole capace di scelta, per comprendere tutte le creature capaci di scelta
  • Ha preso su di sé la morte per comprendere anche la corruzione e la materia
  • Anche questo è Amore. Nella incarnazione parte dell’Amore si è diffuso nella creazione
Allora il Padre concepisce un progetto ancora più grande (il su-“per-dono”):
  • Dona di nuovo la vita al Figlio
  • Lo chiama presso di sé
  • Lo fa Dio insieme a sé
  • Lo Spirito procede e viene scambiato tra i due. Anche egli è Dio insieme a loro. Dio diviene uno e tre, secondo ciò che contempliamo
  • Dio comprende nel suo Amore anche la creazione e diffonde lo Spirito anche sugli uomini e nella creazione, egli chiama l’uomo all’accettazione del dono per divenire Dio con Lui nel Figlio
  • Anche la materia comincia la trasformazione e un giorno sarà anch’essa materia spirituale (“anche la natura attende con ansia il giorno della liberazione”)

Ma il tempo non c’è


.Tutti i momenti sopra descritti, in Dio, sono contemporanei. Ogni momento, per noi che siamo nel tempo, è già avvenuto, sta avvenendo, e avverrà in futuro  


giovedì 16 dicembre 2010

Memoria … Sacramentum … Mysterium

Segue da "Fate questo"
Gesù ha detto: “Fate …in memoria di me”
Che cosa era la Memoria ai tempi in cui sono stati scritti i Vangeli? Secondo l’uso dell’epoca la Memoria racchiudeva 2 significati tradotti in Greco con la parola Mysterium (realtà che non si comprende a pieno ma che si vive nella fede) e in Latino con la parola Sacramentum (giuramento reso sacro da un sacrificio fatto per ricordare a se stessi l’appartenenza a un gruppo a cui seguiva una coniuratio, cioè giuramento fatto in comune, che sanciva l’impegno e l’appartenenza).
Sacramento è costituito da 2 radici: la radice di sacro e la radice di  menzione. Si ricorda (memoria) un fatto sacro.
Da qui l’uso di diverse parole per indicare 3 aspetti: ricordo, attualizzazione, promessa.
Ricordo. “Fate questo in ricordo di me”. Effettivamente il rito è un ricordo. Si richiama alla mente un fatto accaduto tanto tempo fa che ha avuto un significato particolare e che conviene ricordare per vivere bene il rapporto con Dio.
Alcuni protestanti infatti si fermano a questo concetto e ricordano l’evento con letture e contemplazione, senza fare una “santa cena”.
Attualizzazione. “Fate questo in memoria di me e rivivetelo come veramente ripetuto da me nel momento che lo ricordate”. Cioè nel momento che ripetete questi gesti e queste parole io rifarò quello che sto facendo adesso.
Questo è vissuto sia da altri Protestanti (quelli che celebrano la Santa Cena), sia dagli ortodossi, sia dai cattolici. Effettivamente  il pane si ritrasforma in corpo del Signore e il vino nel suo sangue. Per i protestanti la cosa finisce qui, infatti essi credono (se ci si può esprimere in termini semplici) che dopo la cena, dopo il rito, il pane è di nuovo pane e il vino è di nuovo vino; quindi essi non conservano né il pane né il vino.
Promessa. La promessa riguarda il futuro. “Fate questo in ricordo e attualizzazione di me, e rimanete uniti a me nel futuro”.
Questo è vissuto principalmente dagli ortodossi e dai cattolici. Gli ortodossi conservano le “specie consacrate” perché esse rimangono sempre corpo e sangue del Signore e possono servire come viatico a chi sta per morire.
Per i cattolici, oltre a quanto in uso presso gli ortodossi, è in uso anche l’adorazione dell’Eucarestia. L’Ostia consacrata è anche testimonianza che Gesù ha fatto una promessa di portarci con lui là dove Egli sta. L’adorazione ricorda dunque tutte le realtà passate, presenti e future con un’estensione del significato di futuro fino all’escatologia (sia ben chiaro che gli ortodossi non negano affatto questo, solo non praticano l’adorazione eucaristica).
Contenuto. Ma quale è il contenuto del pane e del vino consacrati?
Occorre ricordare che i Vangeli sono stati scritti dopo la resurrezione. Quindi il pane diventa il corpo separato dal sangue, cioè il corpo morto di Gesù. Quello stesso corpo che era ancora vivo al momento della Ultima Cena e che ora è risorto e quindi come il risorto è ovunque sia il risorto (cioè ovunque). Nel pane celebriamo e riconosciamo questo mistero: vita, morte, resurrezione e presenza di Dio ovunque.
Il vino è il sangue di Gesù separato dal corpo. Per gli ebrei il sangue era la vita. Il vino quindi è la vita di Gesù separata dal corpo. Vita che era ancora nel corpo nell’Ultima Cena, ma che separata dal corpo ne provoca la morte e consumata dagli uomini dona agli uomini la vita di Gesù. Ma Gesù è risorto, quindi la vita di Gesù ci unisce anche nella resurrezione. Anche qui il mistero di vita, morte e resurrezione, completa assimilazione (resi simili) a Cristo e come lui eterni e onnipresenti quando avremo avuto con Lui l’incontro definitivo.

martedì 7 dicembre 2010

Fate questo ….

Come conciliare il tempo di Dio con il tempo dell’uomo? Prima leggi (era-e-e-sara-per-sempre-per-tutta-la.html)

Anche Gesù aveva timore che l’uomo presto si sarebbe stancato: egli conosceva la fragilità umana, il mutare degli interessi sotto la spinta degli stessi mutamenti che ci fanno sentire vivi. Gli uomini mutano con l’età, con il cambiare delle situazioni in cui si trovano, con la pressione di tutti i giorni e del dover fare sempre molte più cose di quelle che vorremmo, con il maturare delle esperienze positive e negative della vita. 

E poi mutano le culture con l’evoluzione della storia, delle situazioni politiche, delle guerre, con le nuove invenzioni e con le tecnologie che mettono a disposizione sempre nuovi mezzi, per cui ciò che ieri non era pensabile, diviene possibile, anzi comune, oggi. E poi la scienza, la filosofia, i gusti, la moda,… tutto cambia, e , imitando Eraclito, diciamo “Panta Rei” (in realtà pare che Eraclito abbia scritto « Non si può discendere due volte nel medesimo fiume e non si può toccare due volte una sostanza mortale nel medesimo stato, ma a causa dell'impetuosità e della velocità del mutamento essa si disperde e si raccoglie, viene e va. »).

Un giorno, sotto la spinta di questi pensieri Gesù disse: “Ma, quando tornerà, il Figlio dell’Uomo troverà ancora la fede sulla terra?”( Luca 18,8).

Se questa, come io penso, era la convinzione di Gesù, si capisce perché, nella cena pasquale prima della passione, Gesù abbia anche detto, dopo la consacrazione del pane e del vino: “Fate questo in memoria di me”. In questa frase, 2 sono le parole chiave: “fate” e “memoria”, la prima delle quali chiaramente istituiva un rito che doveva essere ripetuto in seguito.

“Fate”; perché era necessario ripetere quel rito? Perché era necessario cucire il tempo di Dio con il tempo degli uomini? Quale tempo è quello giusto: il tempo di Dio che è diverso dal nostro, per cui ogni moto di Dio è presente in tutta la storia dell’uomo, o il tempo dell’uomo che scorre e ci fa credere che tutto muta? Perché l’autore della lettera agli Ebrei e il papa continuano a ripetere “Cristo è lo stesso, ieri, oggi e sempre” (Ebrei 13,8)?

Se il tempo di Dio non si incontrasse mai con il tempo degli uomini, il nostro tempo sarebbe come quello degli animali, significativo per noi, ma non significativo per Dio. A me, che sono appassionato di astronomia,  vengono in mente quelle persone che non alzano mai gli occhi verso l’alto, per le quali il cielo, che di tanto in tanto vedono, è solo un soffitto bello ma lontano e pertanto da vedere ogni tanto quando ci sentiamo l’animo poetico.

Se il tempo di Dio ogni tanto si incontra con il tempo degli uomini, esso ci fa unire il passato con il futuro, ci apre l’orizzonte verso i tempi lontani della fine di tutte le cose. Per proseguire l’esempio di sopra, ci trasforma in quelle persone che guardano il cielo come una voragine profondissima, e la scrutano e indagano per vedere il segreto e l’origine di tutte le cose. Non dunque una cosa da vedere ogni tanto con occhi poetici, ma un luogo dove ricercare il perché e il percome delle cose.

Cucire, a ogni ciclo del rito, il tempo di Dio con il tempo degli uomini unisce e trasforma tutti e due i tempi: come il tempo di Dio rende presente ogni moto di Dio in ogni istante del tempo dell’uomo, così il tempo degli uomini renderà Dio partecipe della storia dell’uomo, lo coinvolgerà negli eventi storici e futuri dell’umanità. E gli uomini e ogni uomo, uniti al tempo di Dio, trasformeranno ogni loro atto compiuto in un atto presente in tutta la storia di Dio. E come Dio non muore, ma compie atti in eterno, così ogni uomo non muore, e compie e compirà atti in eterno.

martedì 30 novembre 2010

Era, è e sarà per sempre, per tutta la durata del tempo

Prima di rispondere alla domanda precedente (differenza e importanza del rito o della sostanza rappresentata dal rito http://chisiamoedoveandiamo.blogspot.com/2010/11/eucarestia-e-rito.html) occorre fare una premessa.
Infatti di quest’argomento hanno discusso molti studiosi non solo contemporanei, ma anche fin dalle origini del cristianesimo e si può dire che una problematica di questo tipo mise anche Paolo in polemica con Pietro sin dal tempo degli Apostoli con argomenti pro e contro.
Dal mio punto di vista, prima di rispondere occorre aprire la mente e non aspettarsi una risposta a base di conseguenze logiche o di sillogismi, ma una risposta che deriva dalla contemplazione di un mistero (cioè di qualcosa che si intuisce, ma che non è mai completamente posseduto dalla mente).
Noi siamo abituati a pensare nel tempo: ciò che è avvenuto ieri ormai è passato, adesso c’è il presente in cui si possono vivere alcune conseguenze di quello che è successo ieri, e domani le conseguenze man mano si attenueranno fino ad essere completamente sommerse nelle conseguenze di altri fatti che sopravverranno. Siamo abituati talmente al tempo che una cosa è viva solo se il suo stato ad un istante è diverso dallo stato che aveva un istante prima e sarà prevedibilmente diverso un istante dopo. Una cosa è viva se si muove, se respira. Infatti ciò che è fermo e  che rimane uguale per un certo tempo lo definiamo una cosa o un corpo morto.
Noi diciamo anche che Dio è vivo, e quindi si muova, che in un certo senso intervenga nella storia dell’uomo, e quindi che compia delle cose in un tempo e che poi ne faccia altre. Ma la domanda che ci dobbiamo fare è: il tempo di Dio è lo stesso tempo del nostro? Dio è vivo e quindi “si muove”, lo fa come gli esseri viventi? S. Agostino per primo disse che Dio è al di fuori del tempo. Altri poi hanno detto che davanti a Dio tutto è presente. Ma che intendevano dire?
Anche io ho le mie idee. E, poiché sono un fisico e quindi abituato a teorizzare, mi sono costruito un modello.

Immagino che il nostro universo sia paragonabile ad un piano inclinato, e che la nostra presenza sia paragonabile ad una goccia d’acqua che scorre per gravità verso il basso e che per attrito si sposta, nella sua caduta, un po’ a destra e un po’ a sinistra. Immagino che la direzione verso il basso (nel senso della freccia) indichi il tempo e che i movimenti a destra e a sinistra rappresentino i nostri movimenti da una parte a un’altra nel mondo. Ognuno di noi lascia una traccia (una scia bagnata) nella sua vita finché alla fine la sua goccia evapora (“come acqua che cola sopra un pendio” – Michea 1,4b). E Dio dove sta? La risposta è ovvia, fuori del piano inclinato! Per cui il modello diventa:

Il triangolo rappresenta Dio, al di fuori dello spazio e del tempo. Ovviamente Dio è libero di muoversi in questo spazio (cioè Dio è vivo), anche se abbraccia tutto lo spazio e lo scorrere di tutto il tempo con un solo colpo d’occhio.
Il Salmo 89 dice: “Ai tuoi occhi, mille anni
sono come il giorno di ieri che è passato,
come un turno di veglia nella notte.


Nella seconda lettera di Pietro, al capitolo 3, versetto 8, è detto poi “davanti al Signore un giorno è come mille anni e mille anni come un giorno solo

Nelle due figure cerco di evidenziare come questo si concilia con il mio modello; le righe in rosso indicano i movimenti di Dio.













Perché insisto su  questi punti? Perché la visione di Dio che dobbiamo avere su questa terra è che ogni momento di Dio è presente in ogni momento della vita terrena. Perciò noi dovremmo sempre dire di Dio che “era, è e sarà”. La Chiesa infatti insegna a pregare “Gloria … come era in principio, e ora, e sempre nei secoli dei secoli”


Da questo articolo derivano altri articoli:

  1. fate questo
  2. quel pazzo amore

venerdì 19 novembre 2010

Eucarestia e rito

Ricevo questa lettera.
Parliamone!
Chi vuole aggiunga i propri commenti e il proprio pensiero!


.......................
Mi piace parlare con te di queste cose e così lancio la questione:
"l'eucarestia è il rito della comunione 
oppure il rito della comunione è una delle  sue possibili e valide rappresentazioni?"
Il rito:
Non è forse quello della circoncisione un rito lasciato agli uomini da Dio?
Atti 15
Ma alcuni della setta dei farisei, che erano diventati credenti, si alzarono dicendo: «Bisogna circonciderli, e comandar loro di osservare la legge di Mosè».
Allora gli apostoli e gli anziani si riunirono per esaminare la questione. 
7 Ed essendone nata una vivace discussione, Pietro si alzò in piedi e disse:
«Fratelli, voi sapete che dall'inizio Dio scelse tra voi me, affinché dalla mia bocca gli stranieri udissero la Parola del vangelo e credessero. 
8 E Dio, che conosce i cuori, rese testimonianza in loro favore, dando lo Spirito Santo a loro, come a
noi; 
9 e non fece alcuna discriminazione fra noi e loro, purificando i loro cuori mediante la fede. 
10 Or dunque perché tentate Dio mettendo sul collo dei discepoli un giogo che né i padri nostri né noi siamo stati in grado di portare? 
11 Ma noi crediamo che siamo salvati mediante la grazia del Signore Gesù allo stesso modo di loro».
..........................

mercoledì 10 novembre 2010

Ma i cristiani che ci stanno a fare?

Io sono un fisico, e la laurea in fisica mi ha segnato nel modo di pensare. Per spiegare un concetto o per valutarne le conseguenze ho bisogno di un modello, di una teoria che sintetizzi il comportamento della cosa che sto valutando.
Per questo mi sembra opportuno esporre un modello su questo tema che mi è stato posto.
Chi si salva e quale è il ruolo dei cristiani battezzati?
Allora il modello di partenza che propongo è  questo:

  •       il mondo è sospeso e può andare verso l’alto o verso il basso. La creazione è immersa in un’aura che sale verso Dio. Ma c’è chi vuole mantenere il mondo in questo stato intermedio e magari farlo andare in basso
·         Perciò alcuni fanno una serie di buchi in alto, e così entri nel mondo la polvere, l’acqua, ogni sorta di scorie che il mondo nel suo cammino incontra, e così lo appesantiscono e lo portano in giù

      ·         i “buoni” che vogliono rialleggerire il mondo operano in senso inverso. Cioè, simbolicamente, fanno dei buchi in basso, in modo che il peso accumulato venga disperso e il mondo ricominci a salire

      ·         Ma in questa lotta tra il bene e il male, si corre il rischio della perdizione del mondo. Dio non è rimasto indifferente ed è venuto per dare una sicurezza al mondo di salire. Lo schema è allora diventato il seguente.
·         Il Signore Gesù ha deciso di sollevare il mondo. Egli tira la corda. È passato attraverso la Croce simboleggiata dalla carrucola. Perciò noi sappiamo che il mondo si salverà.
  •     I   I cristiani, i battezzati, coloro che si fanno conquistare da Gesù Cristo, vanno a finire nella corda attraverso la quale Gesù tira su il mondo. Perciò anche i battezzati dovranno passare per la carrucola-croce. Ed allora ecco che il bene e il male si fronteggiano, ma anche se il bene è inferiore al male, la salvezza che viene da Dio, che passa attraverso i cristiani, comunque salverà il mondo.
Allora, tutti si salveranno. E i cristiani avranno un vantaggio? chiaramente no! Anzi i cristiani vengono sottoposti a un compito che li dilania tirati su dal Signore Gesù e contemporaneamente tirati giù dal peso del mondo. Quindi, in realtà, le sofferenze dei cristiani sono la prova che il Signore sta salvando il mondo attraverso i cristiani stessi. Per questo, cari cristiani, soffrite e amate la Croce (quella parte di Croce che vi tocca) perché state lavorando con Dio alla salvezza del mondo.
E chi soffre e non è cristiano? se accetta la sofferenza per la salvezza del mondo, che lo sappia o no, è un cristiano. Se invece soffre e non si dà pace per questo, è una vittima del male che lui o gli altri uomini fanno o hanno fatto.