Prima di rispondere alla domanda precedente (differenza e importanza del rito o della sostanza rappresentata dal rito http://chisiamoedoveandiamo.blogspot.com/2010/11/eucarestia-e-rito.html) occorre fare una premessa.
Infatti di quest’argomento hanno discusso molti studiosi non solo contemporanei, ma anche fin dalle origini del cristianesimo e si può dire che una problematica di questo tipo mise anche Paolo in polemica con Pietro sin dal tempo degli Apostoli con argomenti pro e contro.
Dal mio punto di vista, prima di rispondere occorre aprire la mente e non aspettarsi una risposta a base di conseguenze logiche o di sillogismi, ma una risposta che deriva dalla contemplazione di un mistero (cioè di qualcosa che si intuisce, ma che non è mai completamente posseduto dalla mente).
Noi siamo abituati a pensare nel tempo: ciò che è avvenuto ieri ormai è passato, adesso c’è il presente in cui si possono vivere alcune conseguenze di quello che è successo ieri, e domani le conseguenze man mano si attenueranno fino ad essere completamente sommerse nelle conseguenze di altri fatti che sopravverranno. Siamo abituati talmente al tempo che una cosa è viva solo se il suo stato ad un istante è diverso dallo stato che aveva un istante prima e sarà prevedibilmente diverso un istante dopo. Una cosa è viva se si muove, se respira. Infatti ciò che è fermo e che rimane uguale per un certo tempo lo definiamo una cosa o un corpo morto.
Noi diciamo anche che Dio è vivo, e quindi si muova, che in un certo senso intervenga nella storia dell’uomo, e quindi che compia delle cose in un tempo e che poi ne faccia altre. Ma la domanda che ci dobbiamo fare è: il tempo di Dio è lo stesso tempo del nostro? Dio è vivo e quindi “si muove”, lo fa come gli esseri viventi? S. Agostino per primo disse che Dio è al di fuori del tempo. Altri poi hanno detto che davanti a Dio tutto è presente. Ma che intendevano dire?
Anche io ho le mie idee. E, poiché sono un fisico e quindi abituato a teorizzare, mi sono costruito un modello.
Immagino che il nostro universo sia paragonabile ad un piano inclinato, e che la nostra presenza sia paragonabile ad una goccia d’acqua che scorre per gravità verso il basso e che per attrito si sposta, nella sua caduta, un po’ a destra e un po’ a sinistra. Immagino che la direzione verso il basso (nel senso della freccia) indichi il tempo e che i movimenti a destra e a sinistra rappresentino i nostri movimenti da una parte a un’altra nel mondo. Ognuno di noi lascia una traccia (una scia bagnata) nella sua vita finché alla fine la sua goccia evapora (“come acqua che cola sopra un pendio” – Michea 1,4b). E Dio dove sta? La risposta è ovvia, fuori del piano inclinato! Per cui il modello diventa:
Il triangolo rappresenta Dio, al di fuori dello spazio e del tempo. Ovviamente Dio è libero di muoversi in questo spazio (cioè Dio è vivo), anche se abbraccia tutto lo spazio e lo scorrere di tutto il tempo con un solo colpo d’occhio.
sono come il giorno di ieri che è passato,
come un turno di veglia nella notte.”
Nella seconda lettera di Pietro, al capitolo 3, versetto 8, è detto poi “davanti al Signore un giorno è come mille anni e mille anni come un giorno solo”
Nelle due figure cerco di evidenziare come questo si concilia con il mio modello; le righe in rosso indicano i movimenti di Dio.
Perché insisto su questi punti? Perché la visione di Dio che dobbiamo avere su questa terra è che ogni momento di Dio è presente in ogni momento della vita terrena. Perciò noi dovremmo sempre dire di Dio che “era, è e sarà”. La Chiesa infatti insegna a pregare “Gloria … come era in principio, e ora, e sempre nei secoli dei secoli”
Da questo articolo derivano altri articoli:
Da questo articolo derivano altri articoli:




Le premesse sembrano molto interessanti, sono in ascolto e aspetto con ansia il proseguo
RispondiElimina