Segue da "Fate questo"
Gesù ha detto: “Fate …in memoria di me”
Che cosa era la Memoria ai tempi in cui sono stati scritti i Vangeli? Secondo l’uso dell’epoca la Memoria racchiudeva 2 significati tradotti in Greco con la parola Mysterium (realtà che non si comprende a pieno ma che si vive nella fede) e in Latino con la parola Sacramentum (giuramento reso sacro da un sacrificio fatto per ricordare a se stessi l’appartenenza a un gruppo a cui seguiva una coniuratio, cioè giuramento fatto in comune, che sanciva l’impegno e l’appartenenza).
Sacramento è costituito da 2 radici: la radice di sacro e la radice di menzione. Si ricorda (memoria) un fatto sacro.
Da qui l’uso di diverse parole per indicare 3 aspetti: ricordo, attualizzazione, promessa.
Ricordo. “Fate questo in ricordo di me”. Effettivamente il rito è un ricordo. Si richiama alla mente un fatto accaduto tanto tempo fa che ha avuto un significato particolare e che conviene ricordare per vivere bene il rapporto con Dio.
Alcuni protestanti infatti si fermano a questo concetto e ricordano l’evento con letture e contemplazione, senza fare una “santa cena”.
Attualizzazione. “Fate questo in memoria di me e rivivetelo come veramente ripetuto da me nel momento che lo ricordate”. Cioè nel momento che ripetete questi gesti e queste parole io rifarò quello che sto facendo adesso.
Questo è vissuto sia da altri Protestanti (quelli che celebrano la Santa Cena), sia dagli ortodossi, sia dai cattolici. Effettivamente il pane si ritrasforma in corpo del Signore e il vino nel suo sangue. Per i protestanti la cosa finisce qui, infatti essi credono (se ci si può esprimere in termini semplici) che dopo la cena, dopo il rito, il pane è di nuovo pane e il vino è di nuovo vino; quindi essi non conservano né il pane né il vino.
Promessa. La promessa riguarda il futuro. “Fate questo in ricordo e attualizzazione di me, e rimanete uniti a me nel futuro”.
Questo è vissuto principalmente dagli ortodossi e dai cattolici. Gli ortodossi conservano le “specie consacrate” perché esse rimangono sempre corpo e sangue del Signore e possono servire come viatico a chi sta per morire.
Per i cattolici, oltre a quanto in uso presso gli ortodossi, è in uso anche l’adorazione dell’Eucarestia. L’Ostia consacrata è anche testimonianza che Gesù ha fatto una promessa di portarci con lui là dove Egli sta. L’adorazione ricorda dunque tutte le realtà passate, presenti e future con un’estensione del significato di futuro fino all’escatologia (sia ben chiaro che gli ortodossi non negano affatto questo, solo non praticano l’adorazione eucaristica).
Contenuto. Ma quale è il contenuto del pane e del vino consacrati?
Occorre ricordare che i Vangeli sono stati scritti dopo la resurrezione. Quindi il pane diventa il corpo separato dal sangue, cioè il corpo morto di Gesù. Quello stesso corpo che era ancora vivo al momento della Ultima Cena e che ora è risorto e quindi come il risorto è ovunque sia il risorto (cioè ovunque). Nel pane celebriamo e riconosciamo questo mistero: vita, morte, resurrezione e presenza di Dio ovunque.
Il vino è il sangue di Gesù separato dal corpo. Per gli ebrei il sangue era la vita. Il vino quindi è la vita di Gesù separata dal corpo. Vita che era ancora nel corpo nell’Ultima Cena, ma che separata dal corpo ne provoca la morte e consumata dagli uomini dona agli uomini la vita di Gesù. Ma Gesù è risorto, quindi la vita di Gesù ci unisce anche nella resurrezione. Anche qui il mistero di vita, morte e resurrezione, completa assimilazione (resi simili) a Cristo e come lui eterni e onnipresenti quando avremo avuto con Lui l’incontro definitivo.