Poi leggi la storia di B
Segue la storia di C
Infine la storia di D
La storia di P
Anche P rimase molto triste. Egli non si sentiva privato della gioia, ma sicuramente privato dell’allegria. Purtroppo il suo amico D schiacciato dagli ultimi eventi non era stato capace di vedere Dio all’opera, e così si era sentito solo, condannato a morire un giorno, senza uno scopo. Cosa fare per l’amico? Nulla era possibile fare in quel momento, così P decise di mettersi in viaggio e partire per una quinta tappa della ricerca della strada della Gioia.
In questo ultimo viaggio egli era completamente solo, e quindi ebbe molto tempo per pensare e per pregare. Vide molte stagioni alternarsi. Vide molti inverni e provò il freddo sia del corpo che del cuore. Vide molte estati con il sole rovente, che gli fecero sperimentare l‘arsura della gola e l‘arsura dello spirito. Vide molti autunni, colorati di verde, di marrone, di giallo e di rosso; molti autunni con giorni freddi che si alternavano a giorni caldi o tiepidi. Durante l’autunno vedeva gli uccelli migrare lontano e si separava dagli occasionali compagni di viaggio. Sì, l’autunno era veramente la stagione degli addii.
Ma sempre, dopo tutti gli inverni, arrivava la primavera. Una stagione non bella come l’autunno, ma più di questo ricca di speranze. In primavera rinasceva il verde, finivano i rigori del freddo, si tornava a sperare.
Da quando era rimasto sostanzialmente solo, aveva sempre pregato. Ma il contenuto delle preghiere si era andato sclerotizzando. Egli si accorse un giorno che egli pregava sempre nello stesso modo. Il suo cuore era precipitato nell’inverno.
Quando si rese conto di questo fatto, si fermò. Che scopo aveva continuare a cercare, se la sua preghiera era vecchia, se in lui mancava la capacità di vedere Dio in cose nuove. Sì fermò presso una capanna abbandonata, vicino ad una città. Molti venivano a consultarlo, e per tutti egli aveva parole di conforto, suggerimenti da dare, preghiere da proporre; ma egli stesso non riusciva più a pregare.
Allora disse al Signore:
“Sicuramente è più facile per te venirmi a cercare che per me trovarti. Io vorrei avere un dialogo sempre vivo con te, ma ne sono incapace. Era meglio quando non mi ponevo alcun problema, perché allora credevo di averti sempre vicino e mi sembrava di sperimentare la gioia. Ma con gli anni è sopraggiunta la saggezza, e mi sono accorto che credevo gioia ciò che non lo era o, per lo meno, non lo era sempre.
Signore, io sono qui e ti aspetto. Ma se non ti vedrò mai, allora vuoi dire che mi sono sbagliato, che tu non esisti. Allora, se mi vuoi veramente bene come ho sempre creduto, vieni presto, prima che mi convinca che tu non ci sei.”
Disse questo e si preparò a morire, perché in cuor suo era convinto che quella preghiera fosse stata soltanto un suo sfogo personale diretto al vento. Passarono altri quattro anni.
Durante quegli anni egli si sentiva sempre di più liberato della sua vecchia immagine di Dio, si sentiva sempre più ateo, e, nonostante cercasse di morire, pure si apriva a mille altri interessi che gli uomini della città gli proponevano. Divenne così abile in molte cose artigiane, coltivò bene il suo orto, allevò molti animali, e faceva molte passeggiate per i boschi.
Un giorno si ricordò della preghiera che aveva fatta quattro anni prima e si domandò se questo suo cambiamento era dovuto a Dio o era perfettamente naturale.
La risposta non si fece attendere molto. Egli si guardava intorno: nulla più era come prima, come ai tempi in cui aveva fatto quella preghiera. Tutto era diverso, e tutto era più libero e più franco. Tutto era più inondato di luce. Tutto era più in pace nel proprio cuore.
Allora comprese che Dio non era nel terremoto, né nelle grandi imprese, né nella gioia di vivere; Dio era nella quiete dei boschi, nel silenzio di una casa amica, nella brezza di un vento leggero. Allora comprese che Dio gli aveva parlato per tutti quei quattro anni facendogli cambiare tutte le sue idee, comprese le sue idee su Dio. Allora comprese che egli non era mai stato solo né nella palude, né nella locanda affollata, né nel bosco, né sulla montagna, né nella città, né in quella chiesa che aveva costruito nella città, né nel terremoto, né nei tanti addii che aveva pronunciato nella sua vita.
Si sedette per terra, lì dove stava, e si mise ad ascoltare tutto quello che il Signore gli diceva. Egli sentì che la sua saggezza si mutava in sapienza, che la sua debolezza di vecchio si mutava in forza e prudenza. Ma soprattutto si accorse che prima era sordo, mentre ora ascoltava Dio che gli parlava con il linguaggio dei cambiamenti che produceva in lui.
Egli non era più solo, e da allora non fece più nessun discorso. Da allora preferì ascoltare.
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