Il Sig. P aveva quattro amici: i Sigg. A, B, C, D. Un giorno tutti e cinque si misero in viaggio alla ricerca della strada verso la Gioia.
LA STORIA DI A.
Il Sig. A si unì volentieri al gruppo che si metteva in viaggio. Sempre nella sua vita aveva desiderato intraprendere questa ricerca, ed ora finalmente la intraprendeva con gli amici più in gamba che avesse. Certo, per essere amici, erano un po’ particolari, ma erano veramente i suoi amici più stimati; P con le sue manie religiose, B, C e D con il loro continuo filosofeggiare, a volte erano un po’ noiosi.
Per evitare che la ricerca fosse piuttosto ostacolata che facilitata dalle continue discussioni tra P, B, C e D, il Sig. A insistette molto perché la comitiva gli affidasse il comando della spedizione almeno per il primo tratto.
Il Sig. A consultò molte carte, fece molti piani, si consigliò con molte persone, finché un giorno decise la direzione da prendere, e tutta la comitiva si mise in viaggio.
Durante il viaggio il gruppo attraversò diverse zone, e di volta in volta il paesaggio cambiava; inoltre attraversò diversi villaggi, e si accorse che anche le persone cambiavano da luogo a luogo.
Dapprima attraversarono una palude malsana, dove il fango impediva di camminare; poi arrivarono in un villaggio al bordo della palude. Qui finalmente non avevano più il problema del fango, e venne loro spontaneo domandarsi se la gioia consistesse nel non avere difficoltà. Ma mentre parlavano tra loro, si accorsero che intorno s’erano radunate delle persone, tutte molto pallide. Certo vicino a quella palude il sole era sempre coperto dalle nubi e dai vapori, ma quel pallore aveva qualcosa di strano: ben presto si accorsero che era un pallore dovuto a malattia, in effetti la vicinanza della palude faceva ammalare quella gente di strane febbri malariche, per cui tutti assumevano un colorito pallido e l’aspetto allucinato dei febbricitanti.
Si allontanarono dal villaggio con una morsa stretta attorno cuore: no, non avevano ancora incontrato la strada della Gioia. E mentre camminavano si ritrovarono, in una strada pianeggiante, ben assolata, completamente asciutta. Oh, finalmente dopo tanta umidità un po’ di asciutto! Qui sicuramente non ci sarebbe stata la malaria. E mentre parlavano tra loro giunsero ad un villaggio. Entrarono in una locanda e si guardarono intorno. La locanda era piena di gente allegra e rumorosa. C’era chi beveva del vino, c’era chi cantava, c’era chi mangiava, c’era chi, stanco come loro, s’era addormentato su una sedia. Ecco forse era questa la strada della Gioia: gente che sta bene, che si diverte, che mangia e beve o che dorme in santa pace e allegria.
Ad un certo momento si avvicinò l’Oste che vantò l’ottimo menù, le sue stanze confortevoli, le meraviglie del paesaggio e del villaggio; ma siccome non era proprio del tutto convincente, strizzando l’occhio, fece capire che poteva anche procurare compiacenti donnine e, perché no?, anche qualche spinello.
Tutta la comitiva non era sciocca: se occorrevano le donnine e gli spinelli per apprezzare completamente le meraviglie del luogo, voleva dire che poi queste meraviglie non lo erano fino in fondo. Così i cinque amici si misero di nuovo in viaggio. Giunsero così in un posto abbastanza panoramico, con un fitto bosco dietro le spalle, con una vista meravigliosa del mare in lontananza. Gli uccelli cantavano, e piccoli animali si affacciavano incuriositi dal bosco, il venticello rinfrescava dal forte caldo del sole. Non c’erano persone in giro. Il posto era incantevole!
La comitiva si fermò. Il Sig. A comprese che adesso non c’erano più mistificazioni dovute agli uomini. Il posto era bello, lontano dalla palude e dalla zona assolata, libero dalle malattie e dalla gioia semplicistica del mangiare, del bere, del dormire, delle donne e degli spinelli.
Il Sig. P cominciò a ringraziare il Signore perché dava loro questo paesaggio di sogno. Gli altri invece erano semplicemente contenti del posto. Il Sig. A fece allora un discorso:
“Io credo profondamente che questa sia la strada della Gioia.
Badate non, dico che questo è il posto della Gioia, ma che abbiamo scoperto che la Gioia si trova su un confronto, il confronto tra il fango, la strada asciutta e la strada ben ventilata in un posto panoramico; e anche il confronto tra il villaggio malsano, quello senza malattie ma affollato di gente e infine un posto isolato. Per essere felici occorre provare tutte queste cose. Solo avendo visto la palude si apprezza l’aria salubre e ventilata; solo avendo visto la malattia si apprezza chi sta bene e si gode la vita.
Io dunque rimarrò in questa regione, perché credo di avere trovato quello che cercavo”.
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